Un anno vissuto pericolosamente

Table of Contents

Menu

Introduzione

Nel 1995 ho trascorso nove mesi in California, in due periodi differenti. Questo documento raccoglie alcune delle e-mail che ho scritto durante questo soggiorno ai miei amici in Italia.

Pubblicato nella mia homepage parecchi anni fa, lo avevo poi ritirato, quando sembrava che saper ridere di se stessi fosse poco … professionale. Per mia fortuna, io ho cambiato idea.

Alcune delle lettere qui presentate probabilmente non significheranno nulla al lettore; altre, almeno spero, verrano trovate divertenti. Tutte, in ogni caso, si riferiscono a fatti realmente accaduti!

Se volete leggerne una sola: A Casa!

Partenza e Primo Impatto

La partenza ed il primo impatto sono stati abbastanza interessanti: in aereo prendo l’influenza e passo circa cinque ore di viaggio con il mal d’aria. Per fortuna avevo proprio i posti centrali, cosi’ ho avuto modo di tenere svegli i miei vicini … Arrivati negli Stati Uniti e sbollita la febbre comincio ad occuparmi (insieme al mio compagno di viaggio Marco) di alcuni problemi elementari: trovare un mezzo di trasporto ed una casa.

In Partenza

Date: Fri, 27 Jan 1995 19:15:24 +0100
Subject: In partenza …

… domenica mattina da milano. a stanford.

ciao a tutti
adolfo

Here I am!

Date: Thu, 2 Feb 1995 14:51:50 -0800
Subject: Here I am!

ciao a tutti, ecco qualche aggiornamento sulla mia condizione di stelle-strisciato …

beh, prima di tutto, sono tornato in condizioni di salute normali (mi vorrei lamentare per un po’ di mal di gola – ma mi sembrebbe di essere il “geremia” del gruppo mrg)).

La prima cosa che mi e’ saltata agli occhi e’ che qui a piedi non si va neanche al bagno (che, per inciso, non ho ancora trovato, qui al Margareth Jacks Hall) – e cosi’ sono diventato il fortunato affittuario di una bicicletta in ottime condizioni: due ruote, anche se non di dimensioni uguali e leggermente divergenti, per una maggiore aderenza; la bici e’ senza freni, per risparmiare energia; ed il prezzo e’ stato modico, praticamente la meta’ del costo di una corvette!

La seconda cosa che ho notato e’ che il tempo e’ stramaledettamente buono (mangio pesche fresche alla facciaccia vostra) ed il campus tremedamente piacevole; non riesco cosi’ a spiegarmi come la gente – da queste parti – studi.

Mi e’ stato assegnato il “solito” ufficio del gruppo. Essendo il solo visitatore, ho potuto scegliere la scrivania … e cosi’ sono accanto alla finestra sul “mio” bel xterminal. Come gli osservatori piu’ attenti mi avevano fatto notare prima della mia partenza, gli xterminal non hanno dischetti e neppure attacchi per seriale e quindi avro’ il mio bel da fare a trasferire dati dal mac ad unix (forse facendogli credere di nessere uno zenith); in ogni caso ftp e telnet funzionano splendidamente e quindi non ho problemi.

Per quanto riguarda la casa, stasera abbiamo (Marco Fato ed io) un ultimo apputamento per vedere due stanza in Channing Street (quasi East Palo Alto, temo): dopo di che potremo scegliere se vivere nella “twilight zone”, nella casa del signor Marchetti (senza furnitures), o nel cottage di Elizabeth (con jacuzzi, ma senza cucina – nessuno ha mai provato ad idromassaggiare della pasta?).

ciao,
adolfo

Indirizzo Casa

Date: Fri, 10 Feb 1995 18:02:45 -0800
Subject: indirizzo casa

ciao,

ieri mi sono trasferito nel “cottage”. questo e’ l’indirizzo al quale posso essere raggiunto:

1330 Tasso Road, Palo Alto,
California, bla bla bla
Telefono: +001-415-FAR-AWAY

[notare numero di telefono :) … in cifre: +001-415-327-2929]

ciao,
adolfo

Al Lavoro e a nel Tempo Libero

L’inserimento nel nuovo ambiente di lavoro e’ stato molto stimolante; non sono mancati gli imprevisti! Anche adattarsi alla schiettezza degli americani non e’ stato semplice, come testimoniano le seguenti due lettere.

Un po’ di sana franchezza

Date: Tue, 28 Feb 1995 12:03:05 -0800
Subject: vi faccio un po’ sognare …

Ieri azo ha scoperto the hard way un baco di lemacs: quando uccidi la shell dentro lemacs, lemacs non ti uccide i processi che avevi lanciato. Risultato: c’erano circa quattro o cinque GETFOL lanciati contemporaneamente (di uno solo ero conscio) ed ho quasi piantato sail (sono venuti a farmi il culo solo in due).

Demoralizzato dalla prestazione con hardware ho pensato bene di rilassarmi giocando un po’ a pallavolo … giusto nel prato di fronte all’ufficio c’erano cinque persone (tre contro due) che giocavano su un campo “mobile” (cioe’ costituito da una rete che pianti dove vuoi). Esco dall’uffico bello baldanzoso … e chiedo

Azo: “Can I play with you?”
Nice Player: “No”

Il modello coerente con la risposta e con l’avere un essere umano davanti a me e’: “stanno facendo una sfida, e – anche se in dispari – non vogliono altra gente”. allora chiedo:

Azo: “Do you need, more in general, people to play volleyball with?”
Nice Player: “No”

e siccome si trattava di una persona “politically correct” mi ha aggiunto:

Nice Player: “Nothing personal, sorry”

Allora vado in cucina a prendermi qualcosa da bere … metto i soldi nella macchinetta, faccio per aprire lo sportellino … bloccato! l’unico sportellino che sono riuscito ad aprire aveva del formaggio, le cui proprieta’ dissetanti sono note a tutti!

Per fortune che le lavatrici hanno lo sportello che si puo’ aprire anche durante il lavaggio (e danno star trek alla televisione). [ad Edimburgo tutti i miei vestiti erano rimasti “intrappolati” dentro una lavatrice, di cui avevo poi forzato l’oblo’ – ma questa e’ una altra storia]

ciao, adolfo

Yeah! Pallavolo

Date: Tue, 4 Apr 1995 19:29:39 -0700
Subject: yeah!

finalmente sono riuscito a giocare a pallavolo! 15-11 (a nostro favore) l’unico set giocato.

ciao
adolfo

ps. … e mi hanno pure fatto uno sconto del 25% sul prezzo concordato :)

ps2. In compenso ora non ho piu’ la macchina [che avevo affittato], per cui dopo l’incredibile sforzo pallavolistico mi tocca pure tornare a casa in bici.

Ricominciamo!

La mia prima esperienza negli Stati Uniti, tutto sommato, e’ stata molto stimolante. Cosi’ dopo un breve periodo in Italia, chiedo ed ottengo di ritornare negli USA … ma non senza problemi: al consolato non vogliono darmi il visto, nel timore, probabilmente, che volessi emigrare.

Con la mia coggiutaggine ho ragione del Console a Milano, ma …

Parto

Date: Tue, 15 Aug 95 19:36:08 +0200
Subject: parto

… ho appena finito i lucidi per sara (in largo anticipo, quasi mezza giornata dalla partenza).

parto domani per canada e mi fermo poi negli stati uniti per un po’.

ciao, buone vacanze e a presto!
adolfo

Il percorso più breve da Montreal a Palo Alto …

Date: Mon, 28 Aug 95 12:50:52 -0700
Subject: nuove …

ciao a tutti,

beh, innanzi tutto sono arrivato sano e salvo a Stanford …

… ma conviene forse riprendere la storia dal mio leggerissimo sospetto sul piano di volo che mi era stato fatto …

… prendo il taxi dal palazzo dei congressi per Montreal in anticipo, cosi’ per essere un’oretta prima della partenza dell’aereo. Questa si e’ rilevata una mossa intelligente, perche’ la frontiera con gli Stati Uniti e’ in partenza, e non in arrivo … Naturalmente alla frontiera non mi hanno fatto passare alla prima. Mi hanno gentilmente chiesto di sedermi davanti all’ufficio immigrazioni.

Lì c’eravamo io ed una famiglia musulmana. L’ispettore mi ha chiesto di tutto: ha voluto sapere che cosa andavo a fare negli USA (scrivere un paper), se avessi avuto credito in una universita’ americana per il paper (I don’t think so), It is either yes or no (Well, no, no), ha voluto esaminare la borsetta di IJCAI, facendosi mostrare un articolo scritto da me, ha guardato per cinque minuti la mappa degli espositori di IJCAI (non si sa mai che fosse la mappa di qualche edificio negli Stati Uniti, anche)

… insomma mi e’ stato garantito l’ingresso al gate cinque minuti prima della partenza dell’aereo. A me e’ andata bene: gli altri (miscredenti!) hanno perso l’aereo.

Salgo sull’aereo e finalmente scopro il mio piano di volo: San Francisco conitnuous service through Boston, and Dallas: 13 ore di volo (con due soste di un ora a Boston e Dallas). La sosta a Boston si e’ rilevata utile, perche’ sono riuscito ad entrare in contatto con Virginia, e cosi’ ho trovato un tetto per la notte … la sosta a Dallas interessante, perche’ ho visto per la prima volta i cappelli da cowboy indossati (tra parentesi, nel breve tratto tra l’aereo e l’ingresso dell’aereoporto ho pensato di essere all’inferno, tanto era caldo e umido).

Arrivo a San Francisco, prendo un Van ed il tipo mi chiede dove devo andare. Gli rispondo con l’indirizzo e mi chiede ancora:

Driver: “Where is it?”
Me: “I don’t know”
Driver: “You don’t know where you live!?”

… cosa ci posso fare!

La camera non e’ male: c’e’ anche una feature presente nella casa di Edimburgo: non posso aprire le finestre. Questo non e’ cosi’ male, perche’ in realta’ non le posso neanche chiudere … c’e’ uno spiraglio che consente il ricambio dell’aria!

Il bagno e’ condiviso con Nam, dottore giapponese; il primo giorno ho fatto la doccia attacandomi al tubo della vasca (come ad Edimburgo), poi mi hanno spiegato che la doccia e’ in un altro bagno al piano inferiore. La cucina e’ condivisa con Nam ed un’altra coppia … ma la cucina e’ particolarmente interessante …

Il locale e’ ricavato chiudendo il basement della casa con delle librerie. C’e’ un lavello, microonde, padella elettrica, e – delizia – un rice steamer, che usero’ intensivamente. Il tavolo al momento e’ un banco da scuola, ma ho convinto virginia a riposizionare le librerie in modo tale che arrivi luce naturale e ad allargare il locale in modo tale che ci sia spazio per un tavolo (chesso, una cattedra).

Nella casa (a parte in camera mia) regna il disordine: non e’ chiaro che cosa facciano le cose dove sono, a parte quelle per terra, per le quali viene il sospetto che siano cadute e dimenticate li’. Oggi telefono alla compagnia del telefono per farmi installare una mia linea … il cavo televisivo gia’ l’ho, ma Virginia sembra stressata solo dall’idea che qualcuno guardi la televisione … mi sa che la guardero’ qui a Stanford! Il vantaggio incredibile della casa e’ la piscina: quattro corsie per una quindicina di metri … stamattina bagno prima di uscire per stanford.

Ho comprato anche una bicicletta, dal momento che la strada da fare da casa a Stanford e’ davvero piacevole (1/2 ora in piano, su pista ciclabile): sono particolarmente soddisfatto dell’acquisto. E’ una ibrida (tra una mountain ed una da strada), con cestellino per la spesa e cambio rotante sul manubrio … davvero una figata!

Al momento dell’acquisto ho fatto davvero una mossa mitica: sono andato in bici a prendere la nuova bici … e cosi’ sono dovuto tornare a piedi alle due con due biciclette … non so quanto ho impiegato, perche’ non avevo orologio, ma quella sera mi sono addormentato alle 9. Per la macchina ora vediamo … potrebbe aver senso affitarla durante i week end … vedro’ il da farsi!

Oggi ho preso possesso dell’ufficio, buttando via del succo di pompelmo rosa del 83 (ottima annata, peraltro), pulendo un po’ di polvere e cambiando l’apparecchio telefonico). La tastiera di jiang ha richiesto due fazzoletti … mentre scrivo mi accorgo che c’e’ una mosca morta (zampe all’aria, rigide verso l’alto – proprio stecchita), proprio sul bordo della finestra … mi chiedo che cosa l’abbia uccisa :) [il pompelmo, forse]

… in conclusione un inizio tranquillo!

ciao,
adolfo

Adolfo Villafiorita e-mail: adolfo@sail.stanford.edu
Computer Science Department, http://skolem.mrg.dist.unige.it/~adolfo
Stanford University, phone: (off) +001-415-7232533
CA94305-2140, USA (home)

Tempo Libero

Adolfo alla NASA

Date: Fri, 8 Sep 95 16:15:00 -0700
Subject: adolfo @ nasa

ciao ragaz,

ecco parte delle “avventure” dello scorso weed end … un po’ in ritardo, ma e’ stata una settimana intensa (che finisce prematuramente oggi – perche’ sto per andare a casa) e tardivamente domani (perche’ lavoro, sigh).

Beh, Sabato scorso ho deciso di andare a fare un giro in bici a shoreline lake, con sosta alla stazione di castro, per vedere gli orari dei treni per andare nel week-end a sfo (nei week end, alla stazione castro, i treni non si fermano mai – forse perche’ e’ quella piu’ vicina a casa?).

A causa di un piccolissimo errore di misura sulla posizione del sole (che seguo piu’ delle mappe), anziche’ ritrovarmi a shoreline lake mi sono ritrovato due/tre miglia piu’ a sud, dove – per puro caso – sono incocciato nei laboratori NASA di Moffet. Guardo il cancello principale, con guardia armata a protezione di un gigantesco parco con hangar … poco piu’ a sinistra un cartello con scritto: “Visitor report to gate 17. Gift shop: gate 17”. MITICO! UN GIRO ALLA NASA!

Cosi’ sotto il sole cocente (2pm) comincio a seguire le indicazioni per gate 17. Per fortuna si alza un po’ di brezza a calmare il caldo. Leggera curva sulla sinistra e la fortuna finisce: il vento e’ perfettamente contrario alla mia direzione … MA UN GIRO ALLA NASA!!!

Pedalo per una dozzina di minuti, ma non mi scoraggio … i cartelli dicono che sono sulla giusta strada! Sbircio all’interno: modelli dello shuttle, aereoplani, missili, wow UN GIRO ALLA NASA!!!

Qualche altro minuto di pedalate e finalmente arrivo al gate 17 … che pero’ e’ leggerissimamente chiuso … ACH!! Un piccolo cartello, scritto a mano, dice: “Rivolgersi al gate principale”.

Per la cronaca, per arrivare al gate 17 bisogna imboccare una strada che parte proprio dal gate principale e termina li’, al gate 17: niente incroci, niente diramazioni … Il che significa che qualche amante dell’esercizio fisico (il mio) si e’ fatto il mio stesso giro, saltando tutti i cartelli intermedi e mettendo questa insignificante nota finale …

In ogni caso non tutto e’ perduto … breve perdita di tempo, MA UN GIRO ALLA NASA!!! (per di piu’ entrando dal cancello principale!!). Torno allora indietro (con vento a favore), arrivo al gate principale … dico alla guardia: “sono qui per il giro turistico” … la guardia sorride e mi dice “Lunedi’-Venerdi’ solo su appuntamento”.

Torno a casa, un po’ scornato, e Nam (il mio vicino) mi propone di andare a vedere Apollo 13 … beh, almeno un film sulla NASA … OK!

Arriviamo al cinema … WOW … mai visto uno schermo cosi’ grande – ma forse perche’ l’unico posto disponibile era in prima fila (anche leggermente laterale, ad essere sinceri)!

Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Dovete sapere che gli schermi cosi’ grandi come quelli del cinema in cui ero sono concavi … cosi’ l’immagine, nel punto focale (centro del cinema) e’ perfetta. Se pero’ ci si sposta dal punto focale, sedendosi - diciamo - in una posizione ravvicinata e leggermente scostata dal centro, la visione e’ completamente distorta … bocche gigantesche, missili curvi … roba da farti venire il mal di mare! Cosi’ sono stato cosi’ il primo spettatore di Apollo 13 che ha sofferto il mal di spazio proprio come gli astronauti! WOW!

… ma un giro alla NASA … ;)

ciao adolfo

La cucina italiana negli Stati Uniti

Gli americani apprezzano la cucina italiana, ed alcuni di loro si cimentano, con alterna fortuna (dei loro commensali)!

Date: Mon, 25 Sep 95 14:56:44 -0700
Subject: la vita e’ dura …

ciao ragaz,

ieri sera mi sono fatto una macedonia a base di uva, more rosse, fragole, banana, e - fortuna, fortuna - gelato (avanzato e lasciato nel freezer) … … cosi’ per farvi venire un po’ l’acquolina in bocca.

Questo comunque mi da occasione di parlarvi del primo pesto che ho preparato in collaborazione con i figli di Virginia (la padrona di casa), Ra e Ab, per alcuni ospiti di Virginia.

Preparazione del Pesto.

Comincio col preoccuparmi del basilico, ma mi dicono - no problem - abbiamo le piante … bene! Allora manca solo parmigiano, aglio, olio, patate e fagiolini. Ra interviene: “Nella pasta al pesto non ci vanno fagiolini e patate!”. E cosi’ mi trovo in California a farmi spiegare come si fa la pasta al pesto. Dal momento che non c’e’ modo di smuoverli, decidiamo - come onorevole compromesso - che nella pasta al pesto, nella mia famiglia, i fagiolini e le patate ci vanno. Nella famiglia di virginia, nella loro pasta al pesto, e quindi nella pasta che sto preparando niente patate e - per carita’ - niente fagiolini! Non tutto e’ perduto: ho ancora controllo sul pesto e sulla pasta.

Ra va in giardino a prendere il basilico. Torna con delle piante che non riconosco. Faccio notare che le piante marroni e quelle gialle non le ho mai viste. Mi spiegano che si tratta di purple e lemon basel e che vanno benissimo per il pesto. In un attacco di pattriotismo, seleziono il basilico verde e comincio a prendere le foglie … “Ma no!” - mi interrompe Ra - “devi mettere dentro tutto: foglie, rami e fiori! Cosi’ si fa il pesto!”. Obietto su questo ultimo punto, ed allora Ra, per convincermi, prende un vasetto dal frigo e mi dice: “Assaggia, assaggia!!”. Avvicino alla bocca la sostanza nerastra contenuta nel vasetto, la assaggio, e diplomaticamente (e mi sentirei di aggiungere: eroicamente) taccio. Ra mi dice: “Vedi? questo e’ vero pesto: lo ha fatto un mio amico italiano tre anni fa!”. Tutto si spiega, ora! Mi rimane ancora qualche speranza sulla pasta …

Preparazione della Pasta.

Ab mi mostra la pasta che abbiamo a disposizione. Da una parte spaghetti lunghi, probabilmente del 12 (proudly made in the usa) sufficienti per due persone; dall’altra cappellini De Cecco in abbondanza. Non c’e’ storia: De Cecco! Sto per dire: “Buttiamo solo cappellini!” che zac, Ab ficca nella pentola cappellini e spaghetti lunghi, tutti assieme, tutti nello stesso momento, come in un film dell’orrore!

Ma qual e’ stata la cosa piu’ demoralizzante? La pasta e’ piaciuta.

ciao,
adolfo

Adolfo va in Bicicletta

Date: Thu, 28 Sep 95 12:06:32 -0700
Subject: Adolfo va in bici

Ciao a tutti,

ecco le avventure ciclistiche di Adolfo nella giornata di ieri … Dopo aver portato la bicicletta per la revisione mensile non ero molto soddisfatto della regolazione del cambio. Un professionista come me non puo’ accontentarsi del lavoro fatto in un negozio di biciclette, e cosi’ – mercoledi’, di prima mattina – mi metto a fare le mie regolazioni da vero professionista.

Un paio di cacciavitate qui e la’ e la bici e’ pronta per il test. Pedalo sulla strada di fronte a casa, passo sul rapporto minimo … una pedalata decisa e … zac, vengo sbalzato dalla sella, a causa del blocco della ruota posteriore. Ancora indeciso se completare l’operazione di cambio di sesso, verifico che cosa e’ successo … la rotellina inferiore del cambio, catturata da un raggio, ha girato attorno alla ruota maggiore, incastrandosi poi per benino nel telaio.

Arriva il mio vicino di casa giapponese, che vede la bici e mi dice: “Non dovresti utilizzare la bici, sembra abbastanza insicura!” … poi, colto da un attacco di pieta’, si offre di darmi un passaggio al bike shop.

Il proprietario del bike shop - incredulo alla vista del danno - dice che mi sostituisce il pezzo per una ventina di dollari … lavora sulla bici, e finalmente, alle 6, la bici e’ pronta. Mi dice: “Mi raccomando cerca di stare fuori da guai, ora!” [ho gia’ bucato una volta, per la cronaca] e gli rispondo “Tranquo”! Prendo la strada per casa, cambio le marce per verificare che tutto sia a posto e sicuro … tutto ok.

Mi avvio sorriso sulle labbra verso casa, quand’ecco una macchina della polizia mi supera. Vengo fermato con un perentorio “Pull Over” e da una serie di lampeggianti arancioni. L’agente scende dalla macchina e mi fa notare che mentre mi seguiva, ho saltato uno stop, e che mentre lo facevo, ero pure intento a guardare le marce della mia bici!

“Ti offro due opzioni: o la multa per aver saltato uno stop, oppure la multa per non aver registrato la bici”, mi dice. “Qual e’ la differenza?”. “La prima ti costa 100 dollari, la seconda 10”. Rallegrato dalla buona (!?) notizia, mi faccio fare verbale per non aver registrato la bici.

Nel frattempo si ferma una ragazza ad osservare la scena e l’agente l’apostrofa: “Che cosa vuoi?”. “Ho bisogno di una firma per la multa sulla registrazione della bici”. “Accidenti, pero’” – prosegue – “55 dollari sono proprio tanti!”. Ed il poliziotto: “Come?”. Ed io: “Come come?”. E la ragazza: “Si’ e’ stata aumentata nello Spring Quarter da 10 a 55 dollari.” Ed il poliziotto, mentre mi consegna il verbale: “Non lo sapevo mica”. Ed io (con voce strozzata): “Ma come?”

Beh, oggi credo che comprero’ uno specchietto retrovisore … e’ molto utile agli stop

… e domani mattina vedro’ di dare una regolata ai freni, che non vanno mica tanto bene …

ciao,
adolfo

La Carbonella

Date: Sun, 22 Oct 95 17:54:21 -0700
Subject: Azo-news from Palo Alto, CA

La carbonella …

Che cosa basta a creare un disastro culinario?

Un ritardo, un malinteso ed un errore di traduzione.

UN RITARDO. Stamattina andiamo a mangiare i pancakes in ristorante tutti assieme. Con italianica soddisfazione constato che Nam, il nostro compagno giapponese, e’ in ritardo. Ci accordiamo allora nel seguente modo: Margie, Tom e Chiara ci precederanno al ristorante per riservare un tavolo (di domenica e’ davvero difficile trovare posto). Nam ed io li raggiungeremo appena possibile. “Ma dov’e’ il ristorante?” … “Dai, Adolfo, il solito!”.

UN MALINTESO. Finalmente Nam e’ pronto. Balziamo in macchina e via, a tutta velocita’ verso Boroni, il caffe’ da Kepler’s. “Strano pero’, non sapevo che facesse anche da ristorante”, commenta Nam. “Neanch’io, ma pare che i loro pancakes siano veramente buoni!”, gli rispondo. Arriviamo da Boroni, e - sorpresa, sorpresa - non c’e’ tanta coda. A dire il vero non sembra neanche che ci sia la cucina. E - ad essere proprio pignoli - non ci sono neanche i nostri amici. Da Boroni in pancakes non li hanno mai fatti. Rinunciamo alla possibilita’ di ritrovare i nostri amici e ci accontentiamo di un paio di espressi sul luogo. Sulla strada di casa Nam mi dice: “I’ve seen you’ve got bacon in the fridge. What do you think about having carbonella for lunch?”.

UN ERRORE DI TRADUZIONE.

Ho proprio voglia di qualcosa al barbeque, penso.

“OK!” gli rispondo. “Ok, then. You’ll provide the bacon and I’ll cook”. Arriviamo a casa, do il bacon a Nam e vado un attimo in camera. Scendo. Nam sta sfornellando nella cucina di Virginia. “Nam, hai bisogno di aiuto?” “Certamente, cosi’ controllo coma sta andando di sotto!” Sorpresa, sorpresa: Nam sta cucinando il bacon in padella … “Strano”, penso, “chissa’ come cavolo preparano i giapponesi il bacon al barbeque.” Passano una decina di minuti. Ed ecco Nam che torna. Scolapasta con spaghetti nella sinistra, coppa con liquido a base di uovo nella destra. E’ tempo di godersi una mitica “pasta alla `carbonella’”!

La Carbonara…

“Ma Nam, ci hai messo il formaggio?”, “Perche’ la carbonara si fa col formaggio?”

.. e la Carboneria!

L’altro ieri (con replica oggi) litigio con la padrona di casa. Apparentemente spendiamo troppo tempo nell’area comune a mangiare. “Non e’ che dovete mangiare in fretta … basta che non parliate tra di voi mentre lo fate!” mi dice.

Oggi organizzazione della Carboneria in casa Bachrach: i resistenti umani del 4179 Oak Hill sono ben determinati a proseguire i loro divertenti pranzi!

Il nostro motto? Carbonara per tutti!

ciao,
adolfo

In Viaggio

A Casa!

Date: Thu, 11 Jan 96 14:17:10 -0800
Subject: A casa!

Il piano, perfetto.

In vacanza dal venti al ventotto Dicembre a Wilmington (vicino Philadelphia, nello stato del Delaware – pronuncia “Dela Where?”), Capodanno a San Francisco, conferenza e talk a Fort Lauderdale dal due al sei Gennaio. Rientro a Palo Alto il sette Gennaio.

L’organizzazione, impeccabile. Biglietto per Miami, prenotazione e lucidi messi sopra la scrivania di casa, prima della partenza per le vacanze.

Il risultato: oggi e’ il dieci Gennaio. Io sono su un volo da Philadelphia per Chicago. Ho in mano un biglietto da Philadelphia per Washington Dullas. I lucidi sono ancora sulla scrivania di casa.

E’ bastato spostare il ritorno in Bay Area dal 28 Dicembre al 30 mattina: tanto ho un sacco di tempo per andare in Dipartimento, leggere la posta, prendere i lucidi, rifare le valigie (non dimenticarti il costume da bagno!), prenotare lo shuttle e partire per la Florida!

Il 29 sera ho la febbre a 100 (Fahrenheit, per mia buona sorte). Ottimista come sono, sposto il biglietto al 31 mattina: tutto sommato, non e’ cosi’ importante andare in Dipartimento a leggere la posta. Ho ancora un sacco di tempo per prenotare lo shuttle, prendere i lucidi, rifare le valigie (ricordati il costume da bagno!) e partire per la Florida.

Il 30 sera ho la febbre a 101. Deliro: penso che siano Celsius. In famiglia commentano: “Ah, ottimo!”. Sposto il biglietto all’1. Tutto sommato, non ho bisogno di vestiti leggeri per andare in Florida (e figuriamoci se si puo’ fare il bagno, col freddo che fa). Faccio ancora a tempo a prendere i lucidi.

Il 31 mattina ho ancora febbre. E’ panico! Sposto il biglietto di ritorno al 7 e compro un nuovo biglietto da Philadelphia a Miami andata e ritorno. Non mi costa neanche tanto: per la stessa cifra avrei potuto comprare un aereo da turismo. In United piangono di commozione. Rimane il problema lucidi. Spendo la mattinata al telefono per ottenere un account con internet. Non lo trovo: “Ah ottimo!”. Spendo il pomeriggio a rifare i lucidi, che stampo durante il party per la fine d’anno in casa di mia cugina.

Cosi’ mi ritrovo a trascorrere tre giorni in Florida indossando calzoni di flanella e cannottiera di lana davanti alla piscina dell’hotel (la sciarpa e’ in camera), a guardare bambini che sguazzano e adulti che si abbronzano. Alla fine cedo: compro un costume da bagno. Un affarone. Mi tuffo in piscina: ragazzi, che soddisfazione!

Ritorno a Philadelphia il 6 sera. Si tratta di spendere una notte li’ e partire il giorno dopo per la California. Il 7 mattina e’ tutto bianco: sopra, in mezzo, sotto. La east coast e’ sotto: un paio di piedi di neve la ricoprono uniformemente. Apro una linea diretta con la United. Imparo a memoria tutti i loro jingles; il personale della United impara a pronunciare il mio cognome correttamente. Finalmente riesco a trovare un volo per il 10/1, Philadelphia - Dullas, Dullas - San Franscisco. Partenza alle 13.20.

E’ il 10. Sono in aereoporto: un deserto.

Sul biglietto ed al check in mi dicono gate D6, il video dice gate D10. In realta’ non e’ che importi molto, perche’ sono le 13.15 e ne’ al gate D6, ne’ al gate D10 ci sono passeggeri, o aerei, o personale.

Alle 13.20 si risolve tutto: arriva una tipa di corsa al gate D10, annuncia il mio nome: il gate e’ D1, e la tappa intermedia non e’ Dullas, e’ Chicago.

Si torna a casa!

ciao, adolfo

In consolato

Date: Thu, 11 Jan 96 15:13:07 -0800
Subject: In consolato

ebbene si … in mezzo alla neve non c’era molto da fare, e cosi’ vi beccate due entry dei miei appunti di viaggio in un solo giorno!

Per allenarmi un pochetto prima del mio imminente rientro (ebbene si’, temete!) ho pensato di interagire con la burocrazia italiana durante le vacanze di Natale, per una autenticazione di firma.

Basta andare in Consolato! Il primo non banale ostacolo e’ che l’indirizzo del Consolato, nell’elenco telefonico della capitale del Delaware non c’e’. In altre parole: se non vivi a Philadelphia, al Consolato ci puoi andare solo se ci sei gia’ stato, oppure se hai un amico che sa dov’e’. Io rientro nella seconda categoria. Visto il periodo (29 Dicembre), decido di chiamare prima.

Tentativo numero 1.

302-654-2800.

“Consolato Generale di Italia. Italian General Consulate”. Silenzio. “Pronto!?” “Risponde il servizio automatico di informazione: premere 1 per informazioni generale, 2 per documentazione, …”. Scelgo un paio di sottomenu e mi ritrovo alla scelta: “Premere 1 per matrimoni, 2 per decessi”. Cluck.

Tentativo numero 2.

302-654-2800.

“Consolato Generale di Italia. Italian General Consulate”. Silenzio: mi sembra piu’ lungo. “Pronto!?” “Risponde il servizio automatico di informazione …” Questa volta sono troppo allenato. Quattro sottomenu piu’ tardi ecco il messaggio che aspettavo: “State per essere messi in contatto con l’addetto alla scuola … Tu Tu Tu … L’addetto alla scuola e’ in vacanza fino al 15 Gennaio”. Cluck.

Tentativo numero 3.

302-654-2800.

“Consolato Generale di Italia. Italian General Consulate”. Silenzio. “Pronto!?” “Risponde il servizio automatico di informazione …” Questa volta aspetto il centralino. “… attendere in linea per il centralino … Tu Tu Tu …”. Questa volta a fare cluck e’ l’altro telefono.

Decido di andare di persona: il Consolato e’ aperto. Bene!

Sono un po confuso: di fronte a me tre sportelli, di cui uno solo con personale. Un divano con delle persone sedute su un lato della stanza, una persona che parla allo sportello, cartelli e manifesti sparsi qua e la’.

L’unico cartello scritto in inglese recita: “To all italian tourists …” Il divano mi rende ottimista sui tempi di attesa.

Aspetto.

Mi viene il sospetto che si tratti di un divano letto. Entra un tipo, mi gira attorno, si ferma allo sportello senza personale, e viene servito … ed ecco che mi torna in mente che in Italia, quando si e’ in coda, bisogna guardare dietro, non davanti.

In ogni caso ho imparato la tecnica: prendo uno sportello vuoto e poco dopo qualcuno arriva ad ascoltarmi.

“Ho bisogno di una autentica.”

“Non si puo’, il cancelliere e’ dovuto uscire per una emergenza. Sa, una salma.”

“Quando torna?”

“Il 4 Gennaio.”

Mi viene il sospetto che la salma sia quella del cancelliere.

“Guardi, io ho bisogno della autentica al piu’ presto. In Italia l’autentica puo’ essere fatta da un qualsiasi addetto comunale.”

“Qui solo il cancelliere puo’ mettere i timbri.”

Per fortuna la signorina e’ davvero gentile: “Posso fare l’autentica senza timbri.”

“Dai, per favore!”

Sparisce per qualche istante: “Mi dispiace, non posso farlo. Pero’ se lei mi fa fotocopiare il passaporto e mi lascia la domanda, io gliela faccio autenticare retrodatata.”

Morale: solo gli italiani riescono a sopravvivere alla burocrazia italiana.

ciao,
adolfo

Date: 2020-02-22 Sat 00:00

Author: Adolfo Villafiorita

Created: 2020-04-03 Fri 18:43

Validate